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XIV Domenica del Tempo Ordinario
(Anno A) |
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Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di
grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa.
Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza
cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si
dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le
possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù
esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al
vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo
accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si
tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati. È veramente
necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc
10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi.
È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di
passare di fianco al più bell’incontro che un uomo possa fare senza
accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le
rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27)
e che trattano del mistero di Dio stesso. C’è di più. Coloro che
pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si
confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive.
Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci
ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo
essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci
complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose
sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta
per noi. |
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Ecco, a te viene il tuo re umile.
Dal libro del profeta Zaccarìa
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio |
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Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. |
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Seconda Lettura
Rm 8,9.11-13
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Se mediante lo Spirito fate morire le
opere del corpo, vivrete.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai
Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio
della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio
abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli
appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in
voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai
vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori
non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché,
se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo
Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio |
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Acclamazione al Vangelo
(Cf Mt 11, 25)
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Alleluia,
alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia. |
Io sono mite e umile di cuore.
Dal Vangelo
secondo Matteo
In quel tempo
Gesù disse:
«Ti rendo lode,
Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto
queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto
è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se
non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e
colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi
darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da
me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la
vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso
leggero».
Parola del Signore
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Il Vangelo di questa domenica richiama tutti noi alla condizione
di discepolanza che ogni credente deve vivere. È chiaramente
espressa nella preghiera di Gesù al Padre: “Ti benedico, o
Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai
rivelate ai piccoli” (v. 25). Con queste parole Gesù benedice e
ringrazia il Padre perché ha fatto conoscere il Vangelo del
regno ai “piccoli”. Gesù si rende conto che questa sia la
volontà di Dio guardando quel gruppetto di uomini e di donne che
lo seguono. Tra di loro non ci sono molti potenti e
intelligenti; sono per lo più pescatori, impiegati di basso
livello o comunque persone di ceto non elevato. Se qualche
personaggio di rilievo si è avvicinato a Gesù (pensiamo al
saggio Nicodemo), si è sentito dire che doveva “rinascere di
nuovo”, tornare ad essere “piccolo”, altrimenti non sarebbe
potuto entrare nel regno dei cieli. Solo ai “piccoli”, infatti,
appartiene il regno.
“Piccolo” è chi riconosce il proprio limite e la propria
fragilità, chi sente il bisogno di Dio, lo cerca e si affida a
lui. Il testo evangelico, pertanto, quando parla con tono
dispregiativo dei “colti e intelligenti” non si riferisce a
coloro che con fatica ricercano la verità e il miglioramento
della vita personale e collettiva. Tutt’altro. Intende piuttosto
quell’atteggiamento che trova il suo prototipo negli scribi e
nei farisei. Costoro si sentono a posto davanti a Dio, ricchi
delle proprie buone opere; si ritengono a tal punto conoscitori
delle cose di Dio da non avere il minimo di inquietudine; sono
così sazi di se stessi che non sentono il bisogno di stendere la
mano per chiedere aiuto a Dio. Questa autosufficienza, inoltre,
non è affatto neutra, si accompagna al disprezzo per gli altri,
come Gesù stesso ci mostra nella parabola del fariseo e del
pubblicano: il primo prega in piedi davanti all’altare mentre il
secondo, prostrato, in fondo, si batte il petto, pentito.
Eppure, aggiunge Gesù, è proprio quest’ultimo ad essere
giustificato. È a uomini come questi che Gesù dice: “Venite a
me, voi che siete affaticati e oppressi, ed io vi darò ristoro”.
Il Signore, come un amico buono, chiama a sé tutti coloro che
sono affaticati e appesantiti dalla vita: da quel pubblicano al
piccolo gruppo di uomini e donne che lo seguono, sino alle folle
prive di speranza, oppresse dallo strapotere dei ricchi, colpite
dalla violenza della guerra, della fame, dell’ingiustizia. Su
tutte queste folle dovrebbero, oggi, risuonare le parole del
Signore: “Venite a me, vi darò ristoro”. Il ristoro non è altro
che Gesù stesso: riposarsi sul suo petto e nutrirsi della sua
Parola. Gesù, e solo lui, può aggiungere: “Prendete il mio giogo
su di voi”. Non parla del “giogo della legge”, il duro giogo
imposto dai farisei. Il giogo di cui parla Gesù è il Vangelo,
esigente e assieme dolce, appunto come lui. Per questo aggiunge:
“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Imparate da me:
ossia divenite miei discepoli. Ne abbiamo bisogno noi; e
soprattutto ne hanno bisogno le numerose folle di questo mondo
che aspettano di ascoltare ancora l’invito di Gesù: “Venite e
troverete ristoro".
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San
Giovanni Battista prega per noi che a te ricorriamo! Amen!
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